Banche ed ESG: come cambierà l’accesso al credito

Dal 2026 le banche inizieranno a valutare anche i fattori ESG quando decidono se finanziare un’impresa e a quali condizioni. Conoscere e gestire i propri rischi ambientali, energetici e di filiera diventerà quindi un elemento sempre più decisivo nel rapporto con il credito. 

Dall’11 gennaio 2026, se non conosci i tuoi rischi ESG non sei più bancabile. 

Dal 11 gennaio 2026, l’Autorità bancaria europea (EBA) chiede alle banche di integrare i rischi ESG nei loro processi di gestione del rischio. Tradotto: quando una banca decide se finanziarti, a che condizioni e con quali garanzie, inizierà sempre più a considerare anche una domanda semplice (ma scomoda): 

Questa impresa, nei prossimi anni, è più o meno esposta a eventi climatici, nuove regole, costi energetici, blocchi della supply chain, incidenti reputazionali?” 


E se la risposta è: “
Sì è esposta”, la domanda successiva è ancora più importante: “Sta facendo qualcosa di credibile per ridurre quel rischio?” 

Per una banca “ESG” è rischio finanziario. 

Il rischio fisico si può così rappresentare: alluvioni, caldo estremo, siccità, eventi meteo che fermano produzione, logistica, cantieri, magazzini. 

Il rischio di transizione è esplicitabile in questo modo: nuove norme, nuove richieste di mercato, carbon pricing, requisiti su prodotti e filiere, aumento dei costi energetici, innovazioni tecnologiche che rendono obsoleti certi modelli. 

Se questi rischi aumentano, può aumentare anche la probabilità che un’impresa abbia problemi di liquidità, ritardi, perdita di clienti. E quindi, per la banca, aumenta il rischio sul credito. 

Cosa cambierà concretamente nel rapporto tra imprese e banche

Succederanno queste quattro cose, più o meno gradualmente: 

  1. Più domande (e più precise) da parte della tua banca: “Dove sono sedi e magazzini (e quanto sono vulnerabili a eventi climatici)?”; “Quanto pesano energia e carburanti sui costi totali?”; “Se hai fornitori critici, cosa succede se saltano?”; “Hai già fatto investimenti per ridurre consumi e rischi?”.

  2. Più attenzione al “rischio futuro”. La banca inizierà a valutare anche: 
    (i) se il tuo settore è destinato ad avere più vincoli/regole;
    (ii) se il tuo modello di business regge a costi energetici più volatili;
    (iii) se sei “fermo” o stai già facendo transizione.

  3. Condizioni più selettive. Non per cattiveria, ma per prudenza. Se la banca percepisce un rischio più alto, ciò può tradursi in: (i) maggiore richiesta di garanzie; (ii) applicazione di covenant; (iii) pricing meno favorevole; (iv) più domande prima di deliberare.

  4. Premialità per chi è pronto. Qui c’è la parte interessante: la PMI che sa dimostrare “Io ho capito i miei rischi e li sto gestendo” diventa un cliente più solido. E spesso ottiene un dialogo migliore. 

E tu lo sai qual è il rischio ESG (in termini di impatti, rischi e opportunità) a cui è esposta la tua azienda, oggi e nei prossimi 3 anni?

Se vuoi, lo staff di IRIDA ESG è a tua disposizione per un primo assesment, una prima valutazione del rischio ESG con uno strumento esclusivo messo a punto proprio per mappare le esposizioni e stimare le priorità in ambito ESG. 

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